| I baha’i egiziani colgono l’occasione per discutere il futuro della loro nazione |
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CAIRO, Egitto, 10 aprile 2011 (BWNS) – In un loro contributo ai consi-derevoli cambiamenti in atto nella loro società, i baha’i egiziani chiedono un radicale processo consultativo sul futuro del loro paese. In una lettera aperta che non ha precedenti, i baha’i dell’Egitto di-cono che la nazione deve guardare al di là di soluzioni opportunistiche e dei modelli esistenti in altre società e cercare invece «un approccio nuovo e veramente progressista». «Una scelta illuminata» potrebbe influenzare il corso dello sviluppo umano dell’intera regione e influenzare tutto il mondo, dice la lette-ra. Questo approccio dovrebbe prevedere l’impegno di tutte le persone in-teressate, soprattutto i giovani, in una conversazione nazionale, gra-zie alla quale essi diverrebbero protagonisti del proprio sviluppo. La lettera dice anche che è molto importante identificare e applicare al-cuni principi informatori ed evitare la tentazione di affrontare troppo rapidamente accordi e decisioni sulla distribuzione del potere. Dal momento della sua distribuzione qualche giorno fa, la lettera è stata inviata a eminenti figure della vita pubblica egiziana, come capi religiosi, politici, avvocati praticanti, scrittori e artisti. È stata anche data alla stampa e i mass media e ampiamente divulgata attraverso siti web e blog. La pubblicazione online della lettera sta già riscuotendo molte rispo-ste positive. Un lettore l’ha definita una «dichiarazione molto profonda, umanitaria, civile e progressista». «la lettera che ho appena letto è come un ottimo manuale di istruzioni per molti anni a venire», ha commentato un altro. «Prendiamo ogni singola misura necessaria per costruire il nostro nuovo Egitto con tanta cura, pazienza, consultazione e fiducia . . .», ha scritto un altro.
Nella lettera i baha’i dell’Egitto suggeriscono che la sfida che si pone oggi al paese è l’avvio di un processo di consultazione sui prin-cipi cui ci si deve ispirare per ridisegnare la società. Gli egiziani devono anche evitare il rischio di ricadere negli schemi di modelli esistenti, che non vedono il vantaggio della valorizzazione della gente, perché a tutti deve essere data la possibilità di parte-cipare ai processi consultivi. «Il costante e generale coinvolgimento della popolazione nel processo consultativo sarà molto utile per convincere la cittadinanza che i po-litici hanno a cuore la creazione di una società giusta. Se avremo l’opportunità di partecipare a questo processo, saremo confermati nella nostra nuova consapevolezza di essere padroni del nostro futuro e ci renderemo conto del potere collettivo che già abbiamo di trasformare noi stessi», dice la lettera.
La lettera suggerisce anche che gli egiziani considerino attentamente una serie di principi essenziali per ispirare il rimodellamento della loro società. «Molto spesso i cambiamenti indotti da proteste popolari sfociano nella delusione . . . Ecco perché è importantissimo cercare ora di ottenere un vasto consenso sui principi operativi che devono disegnare il nuovo modello della nostra società», scrivono i baha’i in Egitto. «È un compito molto impegnativo. Non è cosa facile creare da concezioni divergenti un sistema coerente di principi che abbiano il potere creativo di unificare il nostro popolo». Fra questi principi vi sono: la parità fra gli uomini e le donne, l’educazione universale, che offre il migliore strumento per salva-guardare la libertà che i popoli si sono conquistata, e la promozione di un nuovo spirito che unisca il rispetto della ricerca scientifica e dei valori della religione come la migliore via per ottenere il pro-gresso materiale. Una «società matura dimostra una caratteristica sopra tutte le altre: il riconoscimento dell’unità del genere umano», afferma la lettera. «È una vera fortuna, dunque, che la più durevole memoria degli ultimi mesi non è di divisioni religiose o conflitti etnici, ma di differenze accantonate in favore di una causa comune».
Aprendo la «conversazione nazionale» auspicata dalla lettera, alcuni lettori online hanno pubblicato i loro commenti sui siti web. Ecco un campione di queste osservazioni: «La creazione di una nuova via che segua le linee descritte in questa grande lettera . . . non sarebbe di beneficio al solo popolo egiziano, ma potrebbe ispirare tutti i paesi del mondo. Preghiamo Allah di gui-dare coloro che prendono le decisioni a soppesare attentamente i prin-cipi proposti così ponderatamente dai baha’i». «Possiamo scegliere di abbracciare [questi principi] e di rendere que-sta transizione relativamente indolore, oppure opporci e renderla in-finitamente più difficile». «Spero molto che i capi della politica e del pensiero in Egitto tengano conto di questa importante prescrizione. Non hanno molta scelta, quando si tratta di ordine sociale, armonia e rispetto dei diritti delle minoranze . . .». «Questa stupefacente dichiarazione . . . è nobile e pratica. Tutti gli egiziani dovrebbero essere tenuti a leggerla e a discuterne a fondo prima di prendere qualunque decisione riguardi il futuro del loro glo-rioso paese».
La lettera aperta è la prima occasione che i baha’i egiziani, che sono stati repressi per oltre 50 anni, hanno avuto per parlare direttamente ai loro concittadini. «Abbiamo tanto desiderato quest’occasione», scrivono i baha’i, lieti che «in una congiuntura così critica della storia della nostra nazione, ci sia data la possibilità di offrire un umile contributo alla conversazione che si è ora aperta sul suo futuro e di trasmettere al-cune idee, tratte dalla nostra esperienza e dall’esperienza dei baha’i di tutto il mondo, sui requisiti da assolvere per percorrere la via che porta a una durevole prosperità materiale e spirituale». Un decreto presidenziale, emanato nel 1960 e poi applicato dai governi successivi, ha sciolto le istituzioni amministrative baha’i e messo al bando le attività organizzate. Sono seguiti arresti, indagini, con-trolli da parte della polizia, ispezioni domestiche e distruzione della letteratura baha’i. Inoltre, dato che non potevano contrarre matrimoni legali, i baha’i non potevano rivolgersi ai tribunali per tutte le questioni riguardanti gli assegni familiari, le pensioni le eredità, i divorzi, gli alimenti e la custodia dei figli. Recentemente, i baha’i egiziani sono stati discriminati da una legge nazionale che prescriveva che i documenti governativi riportassero la religione dell’interessato e che limitava quell’informazione a una delle tre religioni ufficiali del paese. Dopo una lunga campagna du-rante la quale numerosi difensori dei diritti umani e persone di buona volontà hanno sostenuto la comunità baha’i i tribunali hanno ultima-mente emesso una sentenza a loro favore, una decisione che è stata vi-sta da moltissime persone come un’importante vittoria della libertà di pensiero e di coscienza. Malgrado questi e altri esempi di oppressione, i baha’i egiziani hanno mantenuto le loro vedute positive ed, essendo questo un principio fon-damentale della loro fede, hanno continuato a dedicare le loro energie al miglioramento della loro società. «Spero che tutti questi sforzi si uniscano per costruire un Egitto mi-gliore per tutti noi e non solo per fare l’interesse di un gruppo di persone alle spese degli altri»,ha osservato un lettore online della lettera aperta.
Per leggere l’articolo in inglese online e avere accesso alla lettera aperta in inglese si vada a: http://news.bahai.org/story/817 |