Prestigiosa mostra presenta «Nuovo giardino»

 «Nuovo giardino» è il nome di un artistico tessuto di corteccia commissionato per un’importante mostra in Australia.

BRISBANE, Australia, 2 febbraio (BWNS) – Un tessuto di corteccia, tradizionale delle isole del Pacifico, su cui sono stati stampati disegni che rappresentano la visione di un «nuovo giardino», è uno dei lavori artistici commissionati per una prestigiosa mostra nella Galleria d’arte del Queensland.

La sesta Triennale Pacifico-Asiatica di arte contemporanea, APT6, giunta al suo quarto mese, espone opere dei migliori artisti dell’area del Pacifico.

Gli organizzatori hanno invitato l’eminente artista neozelandese Robin White a partecipare alla mostra proponendole di collaborare con artisti Tapa delle isole Fiji. La signora White ha proposto di lavorare con due artiste figiane, Leba Toki e Bale Jione.

Le tre artiste sono baha’i e nel lavoro si ispirano alla loro visione di una società futura.

La signora White ha detto: «La nostra intenzione era di presentare la nostra visione di quello che le isole Fiji potrebbero essere e saranno».

Ha poi spiegato che nelle Fiji c’è una forte presenza di quasi tutte le grandi religioni del mondo, indù, musulmani, buddisti, cristiani e una piccola comunità baha’i in crescita.

«Questo la rende speciale e volevamo in qualche modo esprimerlo», ha poi detto.

Il tapa o masi, come i figiani chiamano questo artigianato e la pianta da cui si ricava la materia prima, è tradizionalmente usato per i matrimoni.

 Il connubio delle culture è il tema del disegno del tessuto di corteccia creato dalle tre artiste baha’i.

La signora White ha precisato: «L’idea non è un matrimonio letterale fra due persone, ma il connubio delle culture, per la precisione quella indigena e quella indiana, che formano la società figiana contemporanea, legate da vincoli di amore e di rispetto». 

Alla fine, molti elementi sono stati incorporati nei loro tapa. Il loro pezzo principale associa una veduta del Mausoleo del Bab in Terra Santa con le terrazze che la circondano a immagini importanti per i figiani.

Per la signora Toki, la collaborazione di una figiana come con una neozelandese per creare un lavoro artistico tapa è stato una grande novità.

Ricordando il suo scetticismo la prima volta che la signora White l’ha contattata per un altro progetto, ha detto: «Ero convinta che solo gli abitanti delle isole Fiji potessero fare un tapa. Mi chiedevo come avremmo potuto lavorare assieme».

Fu durante i suoi viaggi nel Pacifico che alla signora White venne l’idea di questa collaborazione. La nota artista conosceva i tapa prodotti nelle isole Fiji, Samoa e Tonga. Ma quando vide un meraviglioso pezzo appeso in una sala di transito dell’aeroporto di Nada decise che doveva imparare le tecniche per realizzarli.

Nelle isole Fiji conobbe la signora Toki in un incontro baha’i e poi notò nella sua abitazione alcuni bellissimi tapa appesi alle pareti.

«Chi li ha fatti?», chiese la signora White.

Quando la signora White scoprì che la signora Toki era l’autrice dei tapa appesi alle pareti, le venne un’idea. All’inizio la signora Toki era restia a lavorare assieme, non aveva mai sentito dire che il tipo di tapa che lei creava fosse stato fatto qualcuno che non fosse figiano. Ma quando scoprì che anche la signora White era un’artista, fu disposta a fare un tentativo. E quando incominciarono a lavorare assieme, scoprì che la relazione era proficua.

Ora la signora Toki dice: «È bello lavorare assieme con due differenti razze che danno entrambe nuove idee».

 Il trio delle artiste provenienti dalle isole Fiji. Leba Toki e Bale Jione accanto a Robin White, durante una pausa del lavoro.

Dice che un modello di consultazione, azione e riflessione, noto a tutte e tre le donne grazie alle loro attività baha’i, è stato un elemento fondamentale nella creazione dei loro lavori artistici per la mostra APT6.

Il trio ha completato il suo nuovo lavoro diversi mesi fa. Sono poi andate a Brisbane all’inizio di dicembre per l’apertura della mostra APT6 per partecipare a stimolanti conversazioni con altri artisti provenienti da tutta l’area del Pacifico.

La mostra prosegue fino al 5 aprile

Per le foto si vada a http://news.bahai.org/story/754

I materiali usati per realizzare «Nuovo giardino».

La «tela»

Il tessuto di corteccia proviene dalla fibra o «corteccia» del gelso della Cina. La parte esterna della corteccia è scartata, mentre il tronco è usato come legna da ardere o per sostenere le piante giovani nei giardini. Lo strato fra i due è fatto asciugare e conservato. Quando si vuole creare un masi, le strisce seccate sono immerse in acqua e poi battute. Le strisce vengono sovrapposte man mano che vengono battute come in un processo di feltratura. 

La pittura o kesa

La pelle interna del dogo o mangrovia fornisce la materia prima per realizzare il kesa, la tintura liquida usata per stampare i disegni. I pezzi di dogo sono pestati con una pietra e poi bolliti per produrre la kesa. 

I pigmenti

Il pigmento per la vernice consiste in fuliggine nera, argilla marrone o umea, seccata e raschiata per produrre una polvere finissima. Per preparare la fuliggine, si usa uno stoppino fatto di scarti di tessuto di corteccia. Immerso nel kerosene, lo stoppino viene bruciato in un fornetto di lamiera. La fuliggine, che si deposita sulla parte inferiore del coperchio, è raschiata con delicatezza e riposta in un barattolo. La fuliggine è poi mescolata con la kesa e l’umea per produrre la loloa, il pigmento nero. 

(Da informazioni fornite dalla signora White)

Altri dettagli

La signora Toki vive nelle isole Fiji a Lautoka, nota come Città dello zucchero perché ospita uno zuccherificio. L’idea dello zucchero è stato uno dei punti di partenza per le tre artiste, mentre elaboravano concetti per il lavoro che era stato loro commissionato.

La signora White, illustrando le evoluzioni del loro pensiero, ha detto che: «Lo zucchero è divenuto una metafora dell’addolcimento delle relazioni fra i popoli».

Ha poi continuato dicendo: «La vera città dello zucchero è la città di Dio».

Ha signora White ha poi proseguito ricordando che questa immagine ha indotto le artiste a disegnare i giardini e le terrazze del Monte Carmelo a Haifa, in Israele, noti per la loro bellezza e la loro perfezione, il simbolo di una società trasformata.

Il tapa principale che hanno disegnato mostra il Mausoleo baha’i sul Monte Carmelo con i suoi giardini a terrazze. Alla base è riprodotta una piantagione di canna da zucchero. Il taro, una pianta del Pacifico che si ritiene essere una delle prime piante coltivate, sembra crescere sulle terrazze.

Il Tapa ha una dimensione di 3,6 x 2,4 metri ed è accompagnato da un secondo pezzo steso sul pavimento. Le artiste hanno anche disegnato altri elementi, come abiti per sposi che rimarranno proprietà della collezione presso la Galleria d’arte del Queensland.

Hanno chiamato il lavoro «Nuovo giardino», Teitei Vou in lingua figiana, parole tratte dagli scritti di Baha’u’llah.

L’arte Tapa

La signora White ha detto che le decorazioni artistiche su tessuto di corteccia fanno parte della cultura delle isole Fiji.

Ha poi spiegato: «Tutte le giovani delle isole Lau di Fiji, da dove provengono Leba e Bale, fanno questo tipo di tapa e si specializzano in disegno e taglio. Nel sistema del villaggio le donne lavorano tutte assieme. Se una si sposa, si riuniscono per fare un tapa».

Ha quindi aggiunto: «È un tessuto sacro. Tradizionalmente veniva usato per varie occasioni e ora, con l’influenza europea, viene usato ancora di più, per tovaglie e altri usi».

Per eseguire il lavoro per l’APT6, la signora Jione ha acquistato nella sua isola nativa di Moce la materia prima per fare il tapa e l’ha portata nella sua attuale residenza a Suva, la capitale delle Fiji che si trova nell’isola di Viti Levu.

Lei e suo marito hanno lavorato assieme battendo il materiale per trasformarlo in fogli, prima di portarlo nell’isola di Lautoka dove vive la signora Toki. La signora White le ha raggiunte a Lautoka rimanendovi alcuni mesi. Fiji si trova a circa 4 ore di volo dalla Nuova Zelanda. Le tre artiste hanno poi lavorato assieme per preparare i disegni e le pitture.

La signora Jione ha detto che il lavoro è ora molto più facile che nei vecchi tempi. Sua nonna ad esempio usava foglie di banana, ma erano molto difficili da lavorare e non duravano molto. Ora gli artisti usano pellicole radiografiche che possono esser usate ripetutamente.

Ha poi detto: «Con l’uso delle pellicole radiografiche, le persone che possono fare delle pitture sono più numerose».

Nelle fasi iniziali del progetto APT6, la signora White ha letto molti testi sulle isole Fiji per prepararsi.

«Ho fatto molte ricerche sulla sua storia», scoprendo che le Fiji di oggi sono il risultato di gente fatta venire dall’India per lavorare nelle piantagioni di zucchero e che il Mahatma Ghandi fece molto per interrompere questo traffico di esseri umani.

Come riconoscimento di questo periodo storico e delle sue sofferenze, le dimensioni del tapa di 3.6 x 2.4 metri riproducono le dimensioni delle abitazioni date ai manovali indiani costretti a vivere in tre in una stanza.

La signora White ha poi chiarito: «Nell’arte ogni cosa ha un significato».

Qualche notizia sull’esibizione APT6 

La Triennale pacifico-asiatica d’arte contemporanea, ora alla sua sesta edizione, prosegue fino ai primi di aprile e si tiene nella galleria di arte moderna e nella mostra d’arte del Queensland a Brisbane. Comprende 313 opere d’arte di 160 artisti di 25 paesi.

La mostra di quest’anno comprende per la prima volta artisti dalla Corea del Nord, dall’Iran, dalla Turchia, dal Tibet, dalla Cambogia e dal Myanmar, cosa che la signora White trova molto significativa. Particolarmente interessante è la presenza di artisti della Corea del Nord.

Ha aggiunto che la triennale riunisce artisti di origini diverse, persone che vivono nel più grande territorio terrestre e altri che vivono sparsi nel più grande oceano del mondo.

Parlando degli artisti presenti ha detto: «Sono affascinata dall’influenza che le culture e i credi esercitano sul loro lavoro. Alcuni lavori hanno profondi risvolti spirituali e alcuni riflettono temi sociali e politici».

Ha fatto notare che il lavoro prettamente baha’i è probabilmente più accettato e apprezzato qui che in molti altri luoghi.

Tony Ellwood, direttore della galleria d’arte del Queensland ha detto che la collaborazione fra artisti di differenti paesi è stata una caratteristica importante dell’esibizione.

Ha poi detto: «L’APT6 si è sempre servito dell’estesa rete di relazioni nella regione e questo è sempre stato lo spirito della Triennale».

Oltre al tapa creato dalle tre baha’i della Nuova Zelanda e delle Isole Fiji, fra i progetti di collaborazione dell’APT6 si sono «Mekong», una collezione di lavori provenienti dal Vietnam, dalla Cambogia, dalla Tailandia e dal Myanmar e «Reggae del Pacifico», una selezione di, video musicali, clip di concerto, documentari ed esecuzioni reggae. 


Per informazioni su APT6 si vedaq: http://www.qag.qld.gov.au/apt6

Per informazioni sulle tre artiste Tapa si veda: http://qag.qld.gov.au/exhibitions/current/apt6/artists/robinˍwhite,ˍbaleˍjioneˍ-and-ˍlebaˍtoki

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