Un forum alle Nazioni Unite discute il ruolo delle donne rurali

NEW YORK, 6 marzo 2012, (BWNS) – Ascoltare e sostenere le donne rurali è fondamentale per mettere fine alla povertà e alla fame e per conseguire la pace e lo sviluppo sostenibile.
 
Questo il messaggio di Michelle Bachelet, direttrice esecutiva di UN Women, che il 27 febbraio ha aperto l’annuale Commissione ONU sulla condizione femminile.
 
Il tema principale della Commissione, i cui lavori proseguiranno fino a venerdì, è «la valorizzazione delle donne rurali e il loro ruolo nell’eliminazione della povertà e della fame, nello sviluppo e nelle attuali sfide».
 
Per sostenere il tema, la Baha’i International Community ha pubblicato una dichiarazione e ospitato il 1° marzo un Forum interattivo, cosponsorizzato dalla World Farmers Organization (WFO), che ha dato alle donne rurali uno spazio per parlare dello loro esperienze.
 
La traduzione italiana della la dichiarazione della Baha’i International Community è trascritt in calce. Il testo inglese si trova qui: http://news.bahai.org/sites/news.bahai.org/files/documentlibrary/896_CSW_English.pdf
 
La storia di una di esse, Cesarie Kantarama del Rwanda, è tipica delle sfide che molte di loro devono affrontare. Quando la signora ha incominciato aveva un piccolo campo e non aveva né capitali né aiuti. «Ma quando mi sono iscritta all’associazione delle donne contadine, ho incominciato a seguire corsi di formazione e ad acquisire conoscenze che hanno rafforzato la mia fiducia», la signora Kantarama ha detto alle persone convenute. «...Le cose incominciano realmente quando si è membri di un’organizzazione che ti dà la fiducia per cercare altre opportunità e sentirti produttiva».
 
L’importanza della formazione è stata confermata da Alice Kachere dell’Associazione nazionale dei contadini proprietari di piccole terre del Malawi. «Puoi dare alle donne ottimi semi, ma se loro non sanno usarli, non se ne fanno nulla», ha detto.
 
Robert Carlson, presidente del WFO, ha rafforzato il punto di Michelle Bachelet sull’importanza di un attento ascolto.
 
«Non possiamo imporre le nostre convinzioni sui bisogni delle donne rurali», ha detto. «Ci deve essere un coinvolgimento locale che dica come venire incontro ai loro bisogni. È necessario che loro stesse stabiliscano che cosa vogliono ottenere».
 
Nella sua dichiarazione alla Commissione, la Baha’i International Community ha esaminato il collegamento fra la valorizzazione delle donne e la costruzione di un nuovo ordine sociale più giusto.
 
«Abbiamo cercato di trasmettere l’idea che per ottenere la valorizzazione delle donne devono cambiare i cuori e le menti della gente, nonché le strutture della società», ha detto May Akale, che guidava la delegazione della BIC.
 
«Più specificamente, si deve riconoscere fondamentalmente che le donne e gli uomini sono uguali e che, se si vuole ottenere un progresso sociale, essi devono lavorare fianco l’uno dell’altra.
 
Fra le attività ospitate dalla BIC per la Commissione di quest’anno c’è stata una discussione sul tema «Donne rurali e investitori: elaborare azioni congiunte». L’evento ha esaminato la stereotipizzazione delle donne religiose. C’è stata anche una tavola rotonda intitolata «Le donne anziane: diritti, voci, azioni».
 
Per leggere l’articolo in inglese online, vedere le foto e accedere ai, si vada a:
http://news.bahai.org/story/896
 
 
Commissione per la condizione femminile
LVI sessione
27 febbraio - 9 marzo 2012
Punto 3 (a) dell’agenda provvisoria*
 
Dichiarazione presentata dalla Bahá’í International Community, organizzazione non governativa in stato consultivo con il Consiglio sociale ed economico
 
Dichiarazione
Il vitale ruolo delle donne nella promozione dello sviluppo agricolo e rurale e nella produzione del cibo, ha avuto ampi riconoscimenti. Gli stati membri si sono impegnati di dare alle donne rurali un pari accesso alle risorse produttive e ai mercati, riconoscendo la loro opera per lo sviluppo rurale e agricolo. Malgrado il progresso compiuto, le donne rurali hanno ancora un basso reddito, un modesto accesso all’istruzione e ai servizi sanitari, una limitata sicurezza del posto di lavoro, poca terra e limitati diritti all’eredità. I loro bisogni e i loro contributi sono ripetutamente relegati ai margini delle politiche dello sviluppo e delle considerazioni budgetarie. Oltre a radicati modelli discriminatori, insostenibili pratiche nello sviluppo, i cambiamenti climatici e la violenza contro le donne accrescono il grave peso imposto alle donne e alle loro famiglie.
Vista in un più ampio contesto, la situazione delle donne rurali è uno dei sintomi di un ordine sociale caratterizzato da ingiustizie, violenza e insicurezza. Pertanto, la visione della valorizzazione delle donne non deve limitarsi a fare spazio alle donne perché esse partecipino alla società nel presente ordine sociale, perché questo non basterà a porre fine all’emarginazione delle popolazioni rurali e a radicati modelli di discriminazione contro le donne. La valorizzazione delle donne richiede profondi cambiamenti della mente e del cuore della gente e delle strutture della società. Si parte dal concetto che la parità delle donne e degli uomini è molto più che una condizione da conseguire per il bene comune. È una dimensione della realtà umana. In tutti gli aspetti che rendono umani gli essere umani, gli uomini e le donne sono fondamentalmente uguali. La meta da raggiungere dunque non è solo la valorizzazione delle donne per il progresso della vita rurale e agricola. È il totale impegno delle donne accanto agli uomini nella costruzione di un nuovo ordine sociale. Pur emarginate dalle attuali strutture economiche e per lo sviluppo, le donne non sono semplici vittime o membri sotto-dotati della società. Esse sono infatti la più grande risorsa inutilizzata nello sforzo globale per eliminare la povertà e promuovere la prosperità collettiva.
Come possiamo dunque pensare alla valorizzazione in modo da incominciare a trasformare l’attuale ordine economico e la condizione delle sue donne rurali? Offriamo tre considerazioni che riguardano l’accesso al sapere, la natura della piena partecipazione e l’importanza di prendere in esame assetti economici diversi.
Primo, l’accesso al sapere è un diritto di ogni essere umano. Ma nell’attuale ordine mondiale i modelli della produzione e della diffusione del sapere dividono il mondo in produttori e utenti del sapere. Questo ha importanti conseguenze sulla qualità e sulla legittimità dell’educazione, della tecnologia, della pratica decisionale e dell’amministrazione. Per esempio, sebbene nei paesi in via di sviluppo la maggior parte del lavoro agricolo sia svolto da donne a basso reddito, chi da forma a queste tecnologie agricole e chi le usa sono soprattutto maschi. Un’importante sfida è rafforzare la capacità delle donne di identificare i bisogni tecnologici e di creare a adattare tecnologie alla luce dei bisogni sociali e dei limiti delle risorse. La riforma dell’attuale flusso del sapere, dal nord al sud, dalle città alle campagne, dagli uomini alle donne, libererà lo sviluppo da angusti concetti di «modernizzazione».
Secondo, l’accesso al sapere promuove una partecipazione significativa e informata al processo decisionale nella famiglia, nella comunità e nei livelli più alti dell’amministrazione sociale. Perciò, se l’azione sociale può comportare l’erogazione di una qualche forma di beni e di servizi, il suo scopo principale deve essere la costruzione di capacità in una data popolazione perché essa possa partecipare alla creazione di un mondo migliore. È imperativo, dunque, che il processo educativo associato alla costruzione delle capacità aiuti le donne e le ragazze rurali a riconoscersi come agenti attivi del proprio apprendimento, come forza motrice di un costante sforzo di applicare il sapere al miglioramento della propria condizione materiale e spirituale e di contribuire al miglioramento delle loro comunità.
Terzo, l’aumento del flusso di merci, servizi, capitali e lavoro nelle strutture e nei processi esistenti torna a beneficio di pochissimi alle spese dei più. Questo ha prodotto l’impoverimento delle comunità rurali, lo sfruttamento delle popolazioni vulnerabili, in particolare le donne e i bambini, e la distruzione dell’ambiente. Queste pressioni economiche hanno anche causato la scomparsa della piccola agricoltura diversificata ed ecologicamente sostenibile che si trova soprattutto nelle aree rurali, colpendo duramente le donne che svolgono la maggior parte del lavoro. Le economie locali che storicamente hanno privilegiato il benessere collettivo rispetto alla competizione e all’individuo sono diventate sempre più insicure. Menzionare queste realtà non significa presentare un’idea ingenua delle economie locali ma ricordare che è necessario dare spazio allo sviluppo di assetti economici diversi.
Questo documento ha illustrato solo tre sfide che devono essere affrontate nell’opera di valorizzazione delle donne rurali. Restano ancora molte altre sfide, ma la Bahá’í International Community spera che l’esame di questi temi possa portare avanti il discorso sul ruolo delle donne rurali nell’avanzamento del proprio sviluppo e di quello delle loro comunità. Inoltre si spera che questo esame aiuti a collegare questi temi allo scopo più ampio di promuovere il totale impegno delle donne rurali, a fianco agli uomini, nella costruzione di un ordine sociale più giusto.
 
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