Un pionieristico documentario su un secolare tabù persiano

LOS ANGELES, U.S.A., 21 febbraio 2012, (BWNS) – Un lungo film-documentario che esamina le persecuzioni contro i baha’i in Iran sarà proiettato a Los Angeles questa settimana, all’inizio di un programma di proiezioni negli Stati Uniti e in altri paesi.
 
«Tabù iraniani» è opera del famoso regista iraniano-olandese Reza Allamehzadeh.
 
«A dispetto del fatto che non ho il permesso di entrare nella mia patria, sono riuscito a filmare molte scene in Iran con l’aiuto di devoti amici che hanno rischiato la vita per fare le riprese di cui avevo bisogno», ha detto il signor Allamehzadeh, che non è baha’i.
 
«Durante la mia lunga carriera di regista ho prodotto molti documentari impegnativi, ma nessuno di essi è stato così difficile da produrre come “Tabù iraniani”», ha detto.
 
Il film, che incomincia in Iran, segue il viaggio di una donna iraniana e della figlia quattordicenne che decidono di vendere tutto e di lasciare il paese per rifugiarsi in Occidente.
 
Fa anche vedere gli sforzi che la comunità baha’i iraniana ha fatto per educare i suoi giovani membri che hanno il divieto di accedere agli studi superiori e, per la prima volta, dà voce ai proprietari terrieri baha’i che sono stati a lungo perseguitati nel villaggio di Ivel nella provincia settentrionale del Mazandaran.
 
Il signor Allamehzadeh ha detto di aver deciso di intitolare il film «Tabù iraniani» perché anche gli iraniani che pensano che sia giusto riconoscere ai baha’i i loro diritti hanno taciuto sulla questione.
 
«Avrei dovuto incominciare prima a girare il film», ha detto il signor Allamehzadeh. «Durante le mie ricerche, mi sono reso conto che tutti i settori della società sono sotto pressione per quanto riguarda il genere, l’etnia, la lingua e la religione, ma i baha’i sono vessati più degli altri, neppure i loro morti sono al sicuro e i loro cimiteri sono sotto attacco. Ho voluto concentrarmi soltanto sui diritti umani e fare vedere fino a che punto i diritti dei baha’i vengono violati».
 
«“Tabù iraniani” è il documentario più personale che ho fatto», ha detto.
 
Un’altra importante novità del progetto sono le interviste con politici, autori e accademici iraniani che ben di rado hanno parlato in pubblico della «questione baha’i». Fra questi c’è Abolhassan Banisadr, il primo presidente dell’Iran dopo la Rivoluzione islamica del 1979.
 
Il film comprende anche un’intervista con Shirin Ebadi, legale per i diritti umani e premio Nobel, la quale contesta il bando da certe professioni imposto ai baha’i. «Per lavorare . . . per guadagnarsi onestamente da vivere o ottenere un permesso di lavoro, per aprire un negozio di riparazioni di scarpe o un ristorante, non occorre essere musulmani», dice la signora Ebadi. «Dov’è scritto nell’Islam che un calzolaio dev’essere musulmano?».
 
La prima di «Tabù iraniani» avrà luogo venerdì 24 febbraio a Los Angeles e il film sarà poi proiettato nelle prossime settimane in Olanda, a Montreal e Toronto in Canada e, negli U.S.A., in Atlanta, Chicago, Orlando, San Diego, San Francisco e Washington D.C.
 
 
 
 
 
 
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http://news.bahai.org/story/890