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NUOVA DELHI, India, 11 giugno (BWNS). Alla vigilia della quarta udienza del processo contro i sette dirigenti baha’i, da tutto il mondo continuano ad alzarsi voci di protesta che ne chiedono la liberazione.
Immagini dei sette dirigenti baha’i arrestati sono apparse nella marcia per le strade di Nuova Delhi organizzata da United4Iran. L’Arcivescovo della Chiesa cattolica romana di Delhi ha rivolto al supremo leader iraniano un appello per l’immediato rilascio dei sette, «o almeno perché siano rilasciati su cauzione e abbiano un giusto processo a porte aperte secondo gli standard internazionali della giustizia».
«Nelle udienze che si sono finora tenute, non è mai stata presentata alcuna prova di alcun crimine, come hanno potuto confermare i loro avvocati», ha scritto l’arcivescovo Vincent M. Concessao, in una lettera indirizzata all’Ayatollah Ali Khamenei il 5 giugno 2010.
Ieri Swami Agnivesh, attivista sociale e leader spirituale, ha guidato un corteo pacifico attraverso le strade di Nuova Delhi. La manifestazione si è conclusa alla Hyderabad House, edificio governativo adibito a ospitare grandi eventi cittadini e conferenze stampa. I manifestanti, molti dei quali indossavano maschere, portavano striscioni e ritratti dei sette dirigenti baha’i, nonché immagini di altri prigionieri di coscienza che sono al momento detenuti.
Secondo il quotidiano «The Hindu», Swami Agnivesh ha detto a una folla di persone riunite che «l’umanità ha bisogno di amore e rispetto per tutti e che le persone dei vari credi e ideologie devono avere la possibilità di coesistere in pace e solidarietà».
Iniziativa globale
La marcia di Nuova Delhi ha preceduto la giornata di mobilitazione globale fissata per il 12 giugno per chiedere la cessazione delle violazioni dei diritti umani in Iran, in occasione del primo anniversario delle contestate elezioni presidenziali dello scorso anno. L’iniziativa, coordinata da United4Iran, è stata cosponsorizzata da numerose organizzazioni fra le quali Amnesty International e la Baha’i International Community.
Importanti organizzazioni non governative hanno unito i loro sforzi a quelli di una grande varietà di gruppi locali, studenti e utenti internet per organizzare numerosi eventi in città e campus di ogni parte del mondo. Nel Regno Unito, un grande pannello pubblicitario mobile, raffigurante i sette dirigenti baha’i, è stato fatto sfilare per le vie di Londra per richiamare l’attenzione sulla loro situazione.
Contemporaneamente il dieci giugno, negli Stati Uniti, il deputato Frank R. Wolf ha pronunciato una dichiarazione, da mettere a verbale nel Registro del Congresso, per chiedere di continuare a sostenere i sette dirigenti baha’i. «Il mondo non può chiudere gli occhi sulla brutale repressione del regime iraniano contro il proprio stesso popolo», ha affermato il signor Wolf. «Dobbiamo continuare a chiedere un processo nelle dovute forme di legge e un giudizio imparziale per i sette dirigenti baha’i. Dobbiamo anche chiedere i diritti fondamentali per l’intera comunità baha’i, che in base a una recente relazione della Commissione degli Stati Uniti per la libertà religiosa internazionale «è stata a lungo soggetta a violazioni religiose particolarmente dure in Iran», ha detto il signor Wolf.
Il Consiglio ONU per i Diritti umani Preoccupazioni sono inoltre state espresse in un dibattito alla XIV sessione del Consiglio ONU per i Diritti umani che si è svolto a Ginevra martedì 8 giugno. La Spagna ha presentato all’attenzione del Consiglio, per conto dell’Unione Europea, la situazione della comunità baha’i dell’Iran. Ne è hanno fatto menzione anche i numerosi contributi dell’Australia, del Canada, della Nuova Zelanda e degli Stati Uniti. «Se la comunità internazionale non continuerà a chiedere al governo iraniano di rendere conto delle proprie azioni, temiamo che le già precarie condizioni dei diritti umani in Iran si deteriorino ulteriormente», ha detto il rappresentante canadese. Oltre ad avvallare la dichiarazione della Spagna, sette stati membri dell’Unione Europea hanno specificatamente fatto menzione delle loro preoccupazioni per la persecuzione dei baha’i.
L’Austria ha affermato di essere «estremamente preoccupata per le discriminazioni e le violenze nei confronti delle minoranze religiose in Iran, in particolare verso i membri della religione baha’i, e per il processo contro i sette loro dirigenti, che seguiremo con molta attenzione». Il processo dei sette dirigenti baha’i ha avuto inizio il 12 gennaio, dopo che essi sono stati arrestati senza alcun formale capo di accusa e tenuti in carcere per venti mesi nella prigione di Evin a Teheran. Nella prima udienza, tenutasi nella sezione 28 della Corte rivoluzionaria di Teheran, i baha’i hanno categoricamente respinto le accuse di spionaggio, attività di propaganda contro l’ordine islamico, e «corruzione sulla terra», per citare alcuni dei capi d’accusa.
I sette imputati sono Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Saeid Rezaie, Mahvash Sabet, Behrouz Tavakkoli e Vahid Tizfahm. Prima di essere arrestati, essi si prendevano cura dei bisogni spirituali e sociali della comunità baha’i dell’Iran, che conta oltre trecentomila membri. I baha’i attualmente detenuti nelle carceri di varie città iraniane sono circa 41. Per una versione più dettagliata dell’articolo e le fotografie si vada a:
http://news.bahai.org/story/776
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