| Notiziario VOA – Imprigionati in Iran per il loro credo religioso |
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Editoriale 17 Maggio 2009
In un rapporto pubblicato questo mese, la Commissione per la Liberta’ Religiosa Internazionale, un ente bipartitico governativo, descrive una situazione di deterioramento della liberta’ religiosa in Iran – particolarmente per i Baha’i, Cristiani Evangelici e Mussulmani Sufi.
Secondo la Commissione, almeno 30 membri della comunita’ baha’i sono in prigione a causa della loro Fede. Dozzine sono in attesa di processo, mentre altri sono stati arbitrariamente condannati a termini d’imprigionamento che vanno da 3 mesi a molti anni. Sette dirigenti baha’i rimangono in prigione accusati d’insultare le santita’ religiose e spionaggio che potrebbe condurre alla loro condanna a morte. Il 14 Maggio ha visto la ricorrenza dell’anno dal loro arresto. La Commissione ha anche citato il caso di cristiani perseguitati in Iran quali Marzieh Esmaeilabad e Mary Rustampoor. Le due donne sono state arrestate a Marzo per aver praticato la cristianita’ dopo che le autorita’ avevano razziato e confiscato materiale dalle loro abitazioni. Le autorita’ le hanno accusate di attivita’ antigovernative e sono detenute nel carcere di Evin dove attendono altri interrogatori. Anche i Mussulmani Sufi sono presi di mira dal Governo Iraniano a causa della loro Fede. La Commissione informa che lo scorso anno piu’ di una dozzina di Mussulmani Sufi fra cui 6 membri dei Dervisci Gonabadi dell’Isola di Kish sono stati arrestati ed alcuni sono in prigione mentre non si conoscono i luoghi di detenzione degli altri. E’ scoraggiante che il Parlamento Iraniano ha approvato una bozza di revisione del codice penale che condannerebbe come apostasia e relativa pena di morte, considerando come crimine la conversione dall’Islam Sciita a qualsiasi altra religione. Nel passato, la pena di morte e’ stata applicata per apostasia a discrezione del giudice interprete della Sharia, ma questa punizione non e’ stata specificatamente codificata. Se questa bozza venisse finalizzata in legge, metterebbe in pericolo le vite di molte minoranze religiose che verrebbero considerate apostate anche se i genitori appartenevano alle stesse minoranze religiose. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che l’Iran ha ratificato (articolo 18), garantisce il “diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell'insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell'osservanza dei riti.” Felice Gaer della Commissione per la Liberta’ Religiosa Internazionale ha espresso il suo disappunto che il Governo Iraniano “usi ogni pretesto per quanto infondato per molestare e detenere coloro il cui credo religioso differisce da quello imposto dallo Stato. ...e tristemente non considera i diritti fondamentali dei propri cittadini continuando a violare gli standard internazionali.”
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