La cantante di Jazz Tierney Sutton dà uno sguardo spirituale a Desire

 

Los Angeles, Stati Uniti

14 giugno 2009

Tierney Sutton non è la sola fra i vocalisti di jazz che cerca di dare una dimensione spirituale alla sua musica. In una recensione del suo ultimo album, il Britain Daily Express ha detto che allineando gli standard jazzistici agli scritti sacri della Fede bahá’í si è fatto un ulteriore passo in avanti in questo processo.

L’album dal titolo Desir’ (Desiderio) contiene undici pezzi molto noti e ha ricevuto molte critiche positive da quando è stato pubblicato all’inizio dell’anno. Il primo e l’ultimo pezzo del disco, «It’s only a paper moon» (È solo una luna di carta) e «Skylark» (L’allodola), hanno inizio con testi parlati ricavati dalle Parole Celate, un’opera di Bahá’u’lláh che afferma che le verità spirituali sono comuni a tutte religioni nelle varie epoche.

Una critica on line dice che l’album della Sutton, l’ottavo, «si presenta come una forte dichiarazione musicale spirituale sulla natura dei desideri umani, buoni e cattivi».

 

La Sutton ha detto: «Le cose materiali che vogliamo o desideriamo non sono un strada che porta alla felicità e nemmeno una strada che porta a noi stessi».

Tierney Sutton è membro della comunità bahá’í dall’età di anni 18 ed è diventata un’importante cantante jazz dell’ultimo decennio. Il New York Times ha scritto che la Sutton è «un’artista jazz seria che ha portato l’intero progetto a un altro livello».

La cantante jazz, i cui due precedenti album hanno vinto il Grammy, ha detto che da molto tempo voleva incidere un disco che sfidasse la tendenza moderna ad esaltare la ricchezza materiale e la propria gratificazione al di sopra della natura spirituale dell’uomo. Alla fine ne ha avuto l’occasione.

Ha poi aggiunto che lo ha potuto fare per la sua quindicinale relazione con il suo gruppo musicale, Cristian Jacob al piano, Trey Henry e Kevin Axt ai bassi, Ray Brinker alla batteria, e per l’affiatamento acquisito nel lavorare con la musica.

La Sutton ha poi precisato: «Non l’avrei mai fatto nei primi anni in cui la band ha incominciato a lavorare assieme. Siamo un gruppo e prendiamo tutte le nostre decisioni collegialmente. Con il passar del tempo, abbiamo tutti desiderato sempre più approfondirci sia musicalmente sia concettualmente. E siamo arrivati al punto di trovarci bene nel farlo».

Scritti Sacri

Quando ha cominciato a lavorare sull’album, la Sutton ha incominciato a esplorare la letteratura delle religioni mondiali per trovare materiale da poter usare.

«Negli ultimi sei o sette anni mio figlio dodicenne ed io abbiamo tenuto riunioni interconfessionali per i bambini e pertanto avevo a disposizione tutti i testi delle differenti tradizioni. Li ho letti con attenzione cercando materiale sul materialismo. Naturalmente, tutte le Fedi ne parlano, ma ho trovato che gli scritti di Bahá’u’lláh sembrano più diretti e concisi sul tema».

«Durante la ricerca che ho fatto ricerca per completare questo album, la mia comprensione delle Parole Celate di Bahá’u’lláh è cambiato e ora vedo che il tema centrale del libro è la battaglia dell’umanità fra la sua natura spirituale e il materialismo».

Ci sono voluti molti anni per farle capire che il suo lavoro di cantante è un servizio agli altri.

Tierney Sutton, che è cresciuta a Milwaukee nel centro degli Stati Uniti e ora vive a Los Angeles ha poi aggiunto: «La nostra società ha diversi pregiudizi sull’utilità degli artisti. Ho incominciato a studiare il russo perché pensavo che conoscendo questa lingua sarei stata capace di servire l’umanità».

Mentre studiava per diplomarsi in Russo, Tierney scoprì il Jazz.

«Sapevo che il Jazz aveva qualcosa di spirituale, ma non mi sembrava di servire l’umanità stando sul palco a cantare «do-be-do». Poi dopo dieci anni abbiamo incominciato a ricevere recensioni nelle i critici coglievano nelle nostre esecuzioni quel quid che io stavo cercando di trasmettere come bahá’í».

Dopo un suo spettacolo, una recensione del New York Times scrisse che la cantante «esprimeva il canto jazz come estensione di una meditazione spirituale nella quale l’aderenza a un equilibrio a una coerenza ideali, nonché l’umiltà, prevalevano sugli effetti tecnici e sulle emozioni».

Anche le lettere dei suoi ascoltatori incominciarono a confermarle l’idea del servizio.

«Un uomo mi ha scritto che il nostro concerto gli aveva dato un senso di gioia per la prima volta da quando, molti anni prima, gli era morto un figlio ventenne. Un altro messaggio di posta elettronica mi arrivò da una persona che pensava di uccidersi. Dopo aver ascoltato alla radio una delle nostre canzoni, la stessa sera è venuta a un nostro concerto e ha rinunciato all’idea del suicidio».

Ricerca di armonia

La signora Sutton ha detto che lei considera la sua voce un altro strumento dell’ensemble. La band è una società e ogni membro partecipa alle finanze in parti uguali.

«Guardate le tristi condizioni in cui si trovano l’arte e la musica nel mondo. Ho visto molte persone cambiare dopo aver ascoltato il livello di eccellenza del nostro gruppo musicale».

«Offriamo la nostra esperienza a corporazioni e organizzazioni che soffrono mentre cercano di risolvere i loro problemi come un modello. Noi utilizziamo un vero e proprio processo di consultazione. Quando ci mettiamo a comporre un pezzo, uno di noi espone un’idea e gli altri contribuiscono. Ci conosciamo molto bene, anche se abbiamo stili, forze e debolezze differenti».

«Possiamo fare quello che stiamo facendo se rimaniamo uniti. L’unità cambia il modo in cui si fanno le cose. Quando siamo sul palco sentiamo sempre bisogno di avere un profondo senso di umiltà. Siamo li per servire la musica».

La signora Sutton è una dei vari musicisti jazz di successo che sono stati ispirati dagli insegnamenti bahá’í, il più noto dei quali è stato Dizzy Gillespie, uno dei più famosi trombettisti del ventesimo secolo. La Sutton pensa che ci sono somiglianze fra il modo in cui opera il jazz e i concetti della Fede bahá’í.

«Nonostante quello che la gente pensa, il jazz non è una musica senza regole, ma le sue regole creano una struttura che ispira espressioni differenti. Nella band siamo tutti sicuri che stiamo seguendo certe regole. Allo stesso modo, le diversità e le variazioni dell’esperienza personale dei bahá’í sono molto ampie e indirizzate verso direzioni differenzi, ma queste diversità sono guidate da valori centrali o principi che le guidano».

Ha poi aggiunto che quando ha visto i giardini e le terrazze del Centro Mondiale Bahá’í a Haifa in Israele ha ricordato alcuni pezzi di Christian Jacob il pianista del gruppo musicale.

«C’erano complessità, bellezza e grandi variazioni, ma tutte in armonia, come nella tradizione del miglior jazz».

 

Tierney Sutton ha appena pubblicato il suo ottavo album. Due pezzi comprendono passi della Parole Celate di Bahá’u’lláh.

Il gruppo musicale di Tierney Sutton è composto da Cristian Jacob al piano, Trey Henry e Kevin Axt ai bassi e Roy Brinker alla batteria.

  

 

 

 

 

 Tierney Sutton e la sua band

 

 

   
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