Convegno: La religione si unisce alla scienza nella questione ambientale

Peter G. Brown dell’Università McGill, parla della costruzione di un’intera economia mondiale basata su un «giusto rapporto» tra gli uomini e l’ambiente. È stato uno degli oratori all’annuale convegno dell’Associazione per gli studi baha’i, tenutosi a Washington il 14 agosto 2009.

 WASHINGTON, 17 settembre (BWNS). I credi spirituali dei popoli influenzano il loro atteggiamento verso il cambiamento climatico e i gruppi religiosi sempre più contribuiscono a dar forma alle risposte dell’umanità alle questioni ambientali.

>Questo è uno dei messaggi emersi durante una sessione del 33o Convegno annuale dell’Associazione per gli Studi baha’i, che ha avuto luogo a metà agosto a Washington. All’incontro hanno presenziato circa 1000 partecipanti provenienti da oltre 20 nazioni.

>Il tema del convegno era «Ambienti» e uno degli oratori principali era Peter G. Brown, professore di geografia all’Università McGill di Montreal, il quale aveva partecipato al Progetto di economia morale organizzato dall’Istituto Quaker per il Futuro.

>Il dottor Brown ha dichiarato che l’attuale paradigma economico sta danneggiando il pianeta e le persone hanno bisogno di imparare a pensare a se stesse in termini di cittadini, non consumatori.

>«Abbiamo bisogno di un’immagine diversa di noi stessi», ha detto un’immagine che veda l’umanità come parte di un lungo processo di «co-evoluzione». Anziché domandarsi come meglio sfruttare le risorse della terra, l’umanità dovrebbe chiedersi come vivere in base a un’etica di rispetto e di reciprocità per tutta la vita, egli ha affermato.

>Il concetto della moralità della nostra società è troppo limitato, egli ha proseguito, e ha suggerito che la struttura morale sia applicata ai sistemi e non soltanto alle persone.

>«Non siamo stati capaci di allineare le conoscenze scientifiche con i sistemi morali», egli ha sottolineato.

>L’oratore baha’i, Peter Adriance, ha spiegato che i gruppi religiosi e le comunità di fede stanno collaborando sempre più frequentemente con i movimenti ambientalisti. Egli ha citato Mary Evelyn Tucker, uno dei fondatori del Forum Religione ed Ecologia, che ha detto «nessun altro gruppo di istituzione può esercitare la particolare autorità morale di una religione».

>Il signor Adriance ha poi elencato una serie di iniziative intraprese da vari gruppi che si concentrano sugli aspetti spirituali e morali per creare un ambiente sostenibile. Tra questi:

>Un rapporto primo-nel-suo-genere redatto dal Sierra Club intitolato: «Fede in azione: le comunità di fede portano speranza al pianeta».

>Programmi sponsorizzati dalla Coalition for Environment and Jewish Life

>Una relazione redatta del Worldwatch Institute intitolato «Mettere in moto la religione nella ricerca per un mondo sostenibile», parte del testo è stato inserito nel rapporto 2003 dello State of the World

>Il programma Green Sanctuary avviato dall’Unitarian Universalist Ministry for Earth.

>Il signor Adriance ha citato Gus Speth dal rapporto del 2007 della Yale Conference: «Le religioni hanno avuto un ruolo chiave nel porre fine alla schiavitù, nel movimento per i diritti civili e nella sconfitta dell’apartheid in Sud Africa. Ora esse stanno rivolgendo, con maggiore forza, la propria attenzione verso l’ambiente».

>Egli ha inoltre menzionato una dichiarazione della Baha’i International Community del 1991 in cui veniva sollecitata una risposta spirituale ai problemi globali: «I cambiamenti necessari per riorientare il mondo verso un futuro sostenibile implicano un certo grado di sacrificio, integrazione sociale, azioni altruistiche e unità d’intenti che raramente si sono verificati nella storia dell’umanità. Queste qualità hanno raggiunto il più elevato livello di sviluppo grazie al potere della religione».

>L’articolo in inglese, con le relative fotografie, si trova in:

>http://news.bahai.org/story/728

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