21 Marzo: la comunità moniale bahá’í celebra il capodanno
21 MARZO: LA COMUNITÀ MONDIALE BAHÁ’Í
CELEBRA IL CAPODANNO
 
Rino Cardone -

 

 Il Capodanno Bahá’í cade il 21 di marzo d’ogni anno ed è chiamato Naw-Rúz: termine che si traduce con la frase Giorno di Dio o Nuovo Giorno. Questa festività è stata introdotta nella storia dell’umanità, dal Profeta-Araldo di questa Fede: il Báb.

Essa coincide con l’equinozio ascendente (quello di primavera) che è chiamato vernale dagli astronomi perché segna l’avvio, a conclusione dell’inverno, della parte più luminosa dell’anno, quando le ore di luce superano, quelle di buio, per intensità e per durata complessiva.

Il Capodanno Bahá’í rientra in un nuovo calendario denominato Badí (che significa Principio) o altrimenti detto Bahá’í. Secondo i credenti di questa moderna Fede religiosa esso risponde alla logica di adottare, in modo definitivo, un modello unico mondiale per il calcolo del tempo: basato non solo sul calendario solare, ma che possa andare bene per i seguaci di tutte le religioni del passato, siano essi buddisti, cristiani, ebrei, mussulmani, induisti, zoroastriani o a qualsiasi altro credo essi appartengano.

Si tratta, per la verità, di un progetto molto ambizioso che si fonda, a sua volta, sulla consapevolezza che è arrivato il momento, per l’intera umanità, di abbracciare un’unica Fede universale, nella quale si possano riconoscere tutte le Religioni del passato: in un processo di elevazione collettiva d’ogni Messaggio profetico del tempo andato.

La prima citazione del Calendario Badí si ha nel Bayán, nel Libro Madre della Rivelazione profetica del Báb. Secondo il Calendario, da Lui introdotto, un giorno è il periodo compreso fra un tramonto e il successivo calare del sole. Il Naw-Rúz corrisponde invece, ripetiamo, con il primo giorno dell’anno. Il Calendario Badí è basato sull'anno solare, in altre parole sul periodo che intercede fra due successivi ritorni del sole a un medesimo punto equinoziale. Per questa ragione il Calendario Bahá’í è composto di 365 giorni, 5 ore e poco più di 50 minuti.

La ripartizione dell’anno Bahá’í non è su dodici mesi come nel calendario gregoriano, islamico ed ebraico, ma su 19 mesi di 19 giorni: per un computo complessivo di 361 giorni, con l'aggiunta di 4 giorni - che diventano 5 ogni 4 anni, negli anni bisestili - che sono chiamati in arabo Ayyám-i-Há, in altre parole Giorni Intercalari.

Nella tradizione orientale alla lettera Há sono stati attribuiti parecchi significati spirituali, fra i quali vi è quello di essere un simbolo dell’Essenza di Dio.

Riguardo ai Giorni Intercalari, il Báb non specificò - per la verità - la sistemazione esatta che essi avrebbero dovuto avere nel Suo nuovo calendario e Bahá’u’lláh – il Rivelatore della Fede Bahá’í - risolse questa questione nel Suo Libro Più Santo - nel Kitáb-i-Aqdás (Che rappresenta il Libro Madre della Fede Bahá’í) assegnando a questi Giorni una posizione fissa nel Suo Calendario e cioè a ridosso dell’ultimo mese dell’anno – quello di Alá – da Lui indicato come periodo per l’osservanza del digiuno.

Bahá’u’lláh ha stabilito, inoltre, che questi Giorni Intercalari siano dedicati, dai Suoi credenti, ai festeggiamenti, all’allegria e ad atti di sincera beneficenza. In una lettera scritta a nome di Shoghi Effendi (1897-1957) - pronipote di Bahá’u’lláh e Custode della Fede Bahá’í – si spiega, in maniera molto chiara, che “i Giorni Intercalari sono giorni appositamente dedicati all’ospitalità e alla distribuzione di doni”.

Nel Calendario Bahá’í ogni mese porta il Nome – in lingua araba - di un attributo di Dio (Splendore, Gloria, Sublimità, Potenza, Parole, etc.). Il primo mese dell’anno, quello che inizia il 21 di marzo, si chiama Bahá: ovverosia Splendore, in lingua araba.

In tutto il mondo, i bahá’í festeggiano il Naw-Rúz senza riti.

 In questa nuova Fede religiosa, l’esplicazione del culto avviene, infatti, senza particolari liturgie, né cerimoniali, anche in ragione del fatto che Essa non possiede, per esplicita volontà divina, un clero confessionale. Nelle feste sono pertanto lette delle preghiere e dei brani tratti dai Testi sacri; sono interpretati dei canti d’ispirazione mistica ed eseguite delle musiche, molto armoniose, che creano un’atmosfera di grande raccoglimento spirituale.
Questo accade non solo durante la festa di Naw-Rúz (che ha il pregio di cadere dopo un periodo di diciannove giorni di digiuno e di preghiera) ma in occasione d’ogni festività.

Rimarchiamo che il Naw-Rúz è festeggiato, in maniera solenne, dai credenti della Fede Bahá’í, al termine di un periodo di digiuno (denominato in arabo sawm) della durata di diciannove giorni e svolto nell’intervallo compreso tra il 2 e il 20 di marzo.

In questi giorni che coincidono con l’ultimo mese del calendario Badí o Bahá’í i credenti di Bahá’u’lláh si astengono dal consumare, dall’alba al tramonto - secondo le norme prescritte - ogni genere di cibo e di bevande: così come facevano i primi cristiani durante il periodo della Quaresima (che ricorda sia il digiuno di Gesù nel deserto e sia la celebrazione della Pasqua) e così come fanno, ancora oggi, dall’alba al tramonto, i mussulmani nei trenta giorni del loro mese di Ramadhan e gli ebrei nel giorno dell’espiazione denominato Yom-Kippur (che va da un tramonto al successivo calare del sole).

Al riguardo del digiuno Bahá’u’lláh ha così scritto nelle Sue Tavole: “ (...) Questi sono, o mio Signore, i giorni nei quali hai ordinato ai Tuoi servi di osservare il digiuno. Benedetto è colui che osserva il digiuno unicamente per amor Tuo e con assoluto distacco da ogni cosa fuorché da Te. Aiutami e aiutali, o mio Signore, a obbedirTi e a osservare i Tuoi precetti. Tu, in verità, hai il potere di far ciò che Ti piace. (...) ”.
I bahá’í non sono vincolati a tradizioni particolari, anzi attraverso la libera e indipendente ricerca della verità e l’assenza di dogmi, rifuggono ogni genere di consuetudine che possa allontanare l’essere umano dalla sua divina Sorgente spirituale. Per questo stanno attenti a privilegiare i contenuti sulle forme: dosando il proprio passato con l’armonia degli Insegnamenti divini. La caratteristica più interessante delle Feste Bahá’í è che nel corso del loro svolgimento sono recitate delle preghiere e dei brani tratti dai Testi sacri di tutte le espressioni religiose del passato. La Torah, la Bibbia, i Vangeli, il Corano e i Veda (tanto per citare alcuni dei Libri sacri del passato) sono ritenuti, dai bahá’í, come la Verità della Parola di Dio, scesa tra gli uomini prima che fossero rivelati gli Scritti del Báb e di Bahá’u’lláh. E pertanto entrano a pieno diritto nella pratica religiosa.

 

 

La vita di Bahá’u’lláh

La vita di Baha'u'llah, il fondatore della Fede Baha'ì

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Contribuiamo al miglioramento del mondo

La vita interiore dell'uomo modella l'ambiente e ne è essa stessa profondamente influenzata

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Pubblicazioni

Riferimenti ad alcuni Scritti Sacri Baha'ì, raccolte e altre opere di riferimento

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dall'Ufficio stampa bahá’í

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Ginevra, 30 agosto (BWNS). Una commissione ONU di esperti ha espresso la propria preoccupazione per la continua repressione delle minoranze etniche e religiose, fra le quali sono compresi anche i membri della Fede baha’i, in Iran.