Una replica alla lettera «Ci vergogniamo»
10 marzo 2009
 
ndr: riportiamo la traduzione di una lettera aperta scritta da un gruppo di bahá’í iraniani in risposta alla lettera aperta di un gruppo iraniano di intellettuali e sostenitori dei diritti umani, conosciuta come la lettera «ci vergogniamo».

Carissimi,

la vostra difesa dei diritti dei bahá’í perseguitati e maltrattati è motivo di «orgoglio» e non di «vergogna». Per noi, un gruppo di bahá’í residenti in Iran, è motivo di gioia sapere che voi state prendendo parte a uno dei più importanti momenti della rinascita del pensiero tra gli iraniani. Assistiamo al progresso verso un nuovo stadio di comprensione – riconoscere la verità da qualunque fonte essa provenga. È una nuova fase di sviluppo per gli uomini nella quale è bandito qualsiasi genere di crudeltà, su chiunque e dovunque sia esercitata, una fase nella quale le persone devono essere difese da maltrattamenti a prescindere dal credo, dal sesso, dalla razza o dall’appartenenza etnica.

Sappiamo che la grande tolleranza dimostrata dalla comunità bahá’í di fronte alle avversità può aver ritardato la vostra reazione, cari iraniani coraggiosi e determinati. Vedevate una comunità che rispondeva all’opposto di ciò che ci si attendeva, ma che era coerente con gli insegnamenti della propria Fede, insegnamenti che non consentono di nutrire odio verso i tiranni, né permettono di cercare vendetta.

Per combattere l’oppressione si appellavano ai tiranni, con massima gentilezza, offrendo loro l’opportunità di rivedere la propria condotta. Tutte i sentimenti negativi derivanti dalle ferite inferte erano concentrati sull’atto di crudeltà e non sull’esecutore. Per oltre 160 anni molte generazioni di bahá’í hanno sopportato con pazienza, dignità e perseveranza tutti gli atti di ferocia inflitti loro.

Ora, vedere la vostra storica dichiarazione, cari liberi pensatori iraniani, è stato un balsamo lenitivo per le ferite lungamente subite da questa innocente comunità. Inoltre dobbiamo prenderci la responsabilità di aver sostenuto la causa dei nostri fratelli e sorelle in Iran, privati dei loro diritti, a prescindere dal credi, dal sesso, dall’etnia o dalla razza.

Speriamo che questo spirito di vicinanza e di unità cresca e che le oscure nuvole della crudeltà siano dissipate. Che il sole della giustizia brilli sulla nostra terra, rimasta per tanti anni priva di luce.

Firmata,

Un gruppo di bahá’í iraniani