| La comunità internazionale si mobilita:“salvare gli amici bahá’í in Iran” |
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Marzo 2009
Molte le reazioni internazionali alla notizia che l’autorità giudiziaria iraniana ha deciso di processare, con l’accusa di spionaggio a vantaggio di Israele, il gruppo di sette amici bahá’í iraniani che provvedeva alle necessità amministrative essenziali della comunità bahá’í iraniana.Governi, presidenti di Parlamento e di organizzazioni dei diritti umani, hanno espresso una forte preoccupazione per questa decisione e hanno chiesto l’immediato rilascio dei bahá’í imprigionati.
In questa pagina ripercorriamo alcune delle varie prese di posizione che si sono registrate nel mondo. STATI UNITI D’AMERICA E REGNO UNITO. Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America e Amnesty International. ![]() ![]() Alla condanna dell’United States Department of State (il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America) che ha definito “senza fondamento” le accuse rivolte ai bahá’í, si è aggiunta la presa di posizione di Amnesty International che ha diffuso, da Londra, un appello – chiamato di “Azione Urgente” – nel quale si chiede l’immediato rilascio dei sette bahá’í iraniani, che sono detenuti - secondo Amnesty International - solo “perché saldi nel loro credo. Se condannati, essi potrebbero subire una lunga detenzione, o anche la condanna a morte”. CANADA.
Camera dei Comuni: House of Commons o the C ommons.![]() In Canada, Irwin Cotler - membro del Parlamento e già Ministro della Giustizia - ha preso la parola alla Camera dei Comuni (House of Commons o the Commons) esprimendo la sua preoccupazione che il processo potrebbe, tristemente, portare all’esecuzione della pena di morte per i sette bahá’í. Egli ha definito le accuse “Costruite”.
GERMANIA.
Camera dei Deputati: Bundenstag. ![]() ![]() In Germania, Peter Ramsauer - membro della Bundenstag, della Camera dei deputati, ed esponente di primo piano del Partito Cristiano Socialdemocratico - ha espresso la “grave preoccupazione” sul destino dei sette, auspicando che possano ricevere “un processo equo, con la possibilità d’incontrare il loro avvocato difensore, il Premio Nobel Shirin Ebadi: E che il processo si celebri in pubblico.”
STATI UNITI D’AMERICA. Commissione degli Stati Uniti, sulla Libertà Religiosa Internazionale. L’United States Commission on International Religious Freedom (USCIRF) (Commissione degli Stati Uniti sulla Libertà Religiosa Internazionale) ha rilasciato la seguente dichiarazione: “E’ deludente che il Governo iraniano dimostri di usare qualsiasi pretesto, senza motivo, per tormentare e trattenere in prigione quanti professano un credo religioso differente da quello stabilito dallo Stato.” ![]() STATI UNITI D’AMERICA. Istituto sulle Politiche Religiose Pubbliche. ![]() L’Institute on Religion and Public Policy (Istituto sulle Politiche Religiose Pubbliche) con sede a Washington (che per primo ha deplorato il proposito del Governo iraniano di esasperare la legislazione in materia di apostasia, suddividendola in “innata” e di “origine parentale”) ha definito le accuse verso i bahá’í: “Assurde”.Per il Presidente dell’Institute on Religion and Public Policy, Joseph K. Grieboski l’arresto dei sette rappresenta “un’azione per intimidire e minacciare i seguaci della Fede Bahá’í“ ed ha chiesto che le autorità giudiziarie “rinuncino alle accuse e rilascino i prigionieri”. STATI UNITI D’AMERICA. Freedom House. ![]() A Washington, Freedom House - organizzazione no profit - ha diffuso una presa di posizione in cui invita l’Iran alla ragionevolezza e rimarca che “i cinque uomini e le due donne dovrebbero essere rilasciati immediatamente, assieme alle dozzine di altri bahá’í che sono in carcere, perché utilizzano il loro naturale diritto alla libertà di credo.” |
Molte le reazioni internazionali alla notizia che l’autorità giudiziaria iraniana ha deciso di processare, con l’accusa di spionaggio a vantaggio di Israele, il gruppo di sette amici bahá’í iraniani che provvedeva alle necessità amministrative essenziali della comunità bahá’í iraniana.

ommons.




L’Institute on Religion and Public Policy (Istituto sulle Politiche Religiose Pubbliche) con sede a Washington (che per primo ha deplorato il proposito del Governo iraniano di esasperare la legislazione in materia di apostasia, suddividendola in “innata” e di “origine parentale”) ha definito le accuse verso i bahá’í: “Assurde”.