Difendere i Baha'i con tutte le forze è una responsabilità di tutti noi

02/05/2009 

"SAGGIO TRATTO DA IRAN PRESS WATCH"

 

Ndr: Iran Press Watch è lieto di condividere la traduzione di un importante saggio scritto da una delle voci meglio informate dell'Iran degli ultimi cinquant'anni. Il Sig. Farahi è uno dei più eminenti pensatori, scrittori e giornalisti dell'Iran moderno, ed è stato da sempre un difensore della comunità Baha'i.

 

Difendere la Comunità Baha'i dell’Iran con tutte le forze è una responsabilità di tutti coloro nei cui petti batte un cuore iraniano

di Farhang Farahi

 

Nutro particolare rispetto per la comunità Baha'i dell'Iran, che nonostante le severe pressioni ed oppressioni degli ultimi 165 anni, è rimasta in patria per adempiere ai propri doveri e responsabilità.

 

 Un personaggio svizzero ha suggerito di rivedere quelle che sono le Sette Meraviglie del mondo, poiché in primo luogo, ad eccezione delle Piramidi, tutte le altre meraviglie sono state distrutte, e in secondo luogo, le antiche meraviglie sembrano piccole ed insignificanti rispetto alle nuove. Questo suggerimento è stato ampiamente pubblicizzato attraverso i media di tutto il mondo, ed infine, l'UNESCO ha selezionato 70-80 strutture, tra le quali: Hagia Sofia (Turchia), la Torre Eiffel (Francia), Taj Mahal (India), la Statua della Libertà (USA), l'Acropoli di Atene (Grecia) e Alhambra de Granada (Spagna).

Ma nessun edificio dell'Iran appare nell'elenco. Non c'è alcun riferimento al Persepoli, alla Moschea Sheikh Lotfullah, alla Moschea Jami di Isfahan, alla Piazza Naqsh-e Jahan, ecc. C'è da chiedersi, perché? Ci può essere altra ragione se non il fatto che negli ultimi trent'anni il governo Islamico, con politiche basate sull'odio e sulla vendetta, si è sempre più distanziato dal resto del mondo? Non è forse vero che con ideologie basate sul pregiudizio e sull'inimicizia, il governo ha istigato la milizia islamica a confrontarsi con la nazione iraniana? Non è forse vero che il regime islamico ha negato e disprezzato ogni traccia di conquista, di patrimonio storico, culturale e di civiltà dell'Iran?

E vediamo i grandi ed eminenti leader e pensatori iraniani, e uomini che hanno raggiunto importanti traguardi nella nostra storia, venire presentati al mondo come “arabi” o “turchi”.

Non è forse vero che la Repubblica Islamica, ignorando la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, violando le libertà individuali e sociali, e mostrandosi indifferente alle obiezioni del mondo, continua ad imprigiona, torturare e giustiziare i liberi pensatori uno dopo l'altro?

Non è forse vero che il governo islamico promuovendo l'insicurezza e limitando le sane iniziative, opprime non solo coloro che hanno opinioni diverse, ma anche coloro che professano credi diversi? I seguaci delle varie religioni sono, per ordine diretto del regime islamico, sottoposti alla carcerazione ed alla tortura. Con la Fatwa (dominio religioso), il clero incita le masse ad attaccare, terrorizzare e persino uccidere chiunque professi idee ed opinioni diverse.

Studiando la pagella del governo islamico, troviamo che nei 30 anni della loro deplorevole dominazione, oltre 200 Baha’i sono stati giustiziati esclusivamente sulla base del loro credo religioso. Inoltre, centinaia di nostri connazionali Baha’i sono stati incarcerati, aggrediti, trattati brutalmente, e le loro case ed uffici incediati.

E mentre gli impiegati Baha’i venivano licenziati, centinaia di bambini e giovani Baha’i venivano espulsi dalle scuole e dalle università.

E non è un caso che un gruppo di professori universitari, scrittori, artisti, giornalisti e attivisti politici residenti in Iran e all’estero, come cittadini iraniani, abbia sentito l'esigenza di esprimere i propri sentimenti di vergogna in una lettera aperta indirizzata alla comunità Baha’i dell’Iran.

Anch’io, come giornalista responsabile, sono sbalordito e mi vergogno per gli spietati e feroci attacchi subiti dai 300.000 membri della comunità Baha’i dell’Iran. Condivido il contenuto della lettera sottoscritta dagli intellettuali iraniani che esprimono la propria vergogna per aver taciuto mentre si consumavano simili atrocità contro i Baha’i.

In realtà, dovremmo vergognarci per il silenzio dei nostri antenati intellettuali. Durante la dittatura dei Qajar, quando le proprietà, le vite, l’onore, la libertà individuale e sociale dei Baha’i venivano violentemente violate, quando le loro case e le loro attività venivano crudelmente bruciate dal fuoco dell’odio e dell’ostilità delle autorità tiranniche e dei militanti mal disposti, gli intellettuali tacquero.

Quando leggo le poesie di Tahirih, quella donna forte e coraggiosa, famosa poetessa, che fu brutalmente e crudelmente giustiziata a causa del suo credo, non posso fare a meno di vergognarmi.

I miei connazionali Baha’i hanno studiato e lavorato insieme a me, ottenendo i punteggi più alti all’università, espletando le mansioni loro affidate come cittadini responsabili, devoti e dediti al lavoro. Quando penso a loro, condannati e privati dei loro più elementari diritti civili ed umani a causa della loro fede religiosa, mi vergogno.

Nutro particolare rispetto per la comunità Baha’i dell’Iran, che nonostante le dure pressioni ed oppressioni subite negli ultimi 165 anni, di cui ho menzionato soltanto alcune, è rimasta in patria per adempiere ai propri doveri e responsabilità. Come iraniano, sono orgoglioso di loro.

Se ammettiamo che ci sono 300.000 Baha’i residenti in Iran, dovremmo immediatamente renderci conto che queste decine di migliaia di Baha’i hanno bisogno di eleggere individui che si occupino delle loro esigenze amministrative e spirituali. In altre nazioni, anche con numeri più esigui, i Baha’i eleggono le loro assemblee spirituali. Ai Baha’i è stato persino assegnato un seggio presso le Nazioni Unite per rappresentare le 179 Assemblee Spirituali Nazionali del mondo. Eppure, i membri delle Assemblee Spirituali Locali e Nazionale dell’Iran sono stati giustiziati oppure attaccati e derubati dei loro beni.

Anche durante il regime dello Shah, con provocazioni e accuse infondate da parte dell’Organizzazione Nazionale d’Informazione e Sicurezza (SAVAK), i Baha’i subivano aggressioni di cui siamo tutti più o meno consapevoli. Dopo la rivoluzione, nello stesso anno, nove membri dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei Baha’i d’Iran furono rapiti e giustiziati. In tutti questi anni, il governo islamico ha promosso campagne ufficiali e sistematiche contro i Baha’i attraverso i media, radio, televisione dello stato, siti internet, e persino film documentari.

Nel 2005, i rappresentanti della Baha’i International Community hanno sottoposto all’attenzione delle Nazioni Unite un memorandum segreto contenente ordini precisi delle “Forze Armate dell’Iran” in cui veniva chiesto ai servizi segreti, alle forze della polizia e alla milizia islamica di individuare e monitorare da vicino le attività dei Baha’i in tutto il paese. Questo documento ha suscitato grande preoccupazione tra i membri delle organizzazioni mondiali per i diritti umani.

Nel 2008, il Ministero dell’Istruzione, Ricerca e Tecnologia ha ordinato a 81 università di espellere gli studenti Baha’i dagli atenei. Tuttora è vietato ai Baha'i l’impiego presso uffici pubblici, fondazioni, e persino in aziende private. I proprietari perseguitano i loro affittuari Baha’i tagliando la corrente elettrica, chiudendo le tubature di gas e sottraendo la loro posta. E tutto questo avviene con il beneplacito delle forze di polizia.

Difendere la Comunità Baha'i dell’Iran con tutte le forze è una responsabilità di tutti coloro nei cui petti batte un cuore iraniano.

Firmato,

Farhang Farahi