Leader bahá’í iraniani potrebbero ricevere altre accuse nell’anniversario del loro arresto.

 

New York, 12 Maggio 2009

 

 

I sette capi Baha’i attualmente imprigionati in Iran stanno per superare il 14 di maggio l’anno d’imprigionamento e nuove gravissime accuse, dopo aver passato un anno in prigione senza accuse formali o accesso al loro avvocato Shrin Ebadi.

 

Bani Dugal principale rappresentante della Comunita’ Internazionale Baha’i presso le Nazioni Unite ha dichiarato: “Nonostante la loro ovvia innocenza e i numerosi appelli per il loro immediato rilascio questi sette uomini e donne sono stati in un limbo legale per un anno, in contrasto con tutti gli standard legali dei diritti umani.”

 

Ha poi aggiunto: “Oltre a cio’, le loro famiglie sono state informate di una nuova possibile accusa: ‘Diffusione di corruzione sulla terra’, ‘Mofsede fel-Arz’ in lingua persiana e che porta con se la minaccia di morte secondo il codice penale della repubblica Islamica dell’Iran.”

 

La sequenza degli eventi relativi alla loro detenzione mette in luce un vergognoso travestimento della giustizia. Nonostante siano stati soggetti a intensivi interrogatori ci sono voluti ben sette mesi prima che fosse stato dato anche un solo pretesto per la loro detenzione. Il 10 Febbraio 2009, l’Agenzia di Stampa degli Studenti Iraniani cito’ il Vice Procuratore di Teheran, Hassan Haddad che l’investigazione contro questi individui era completa, che il caso sarebbe stato inoltrato alla Corte Rivoluzionaria la settimana successiva e che questi Baha’i erano accusati di ‘spionaggio a favore d’Israele, insulti contro le santita’ religiose e propaganda contro la Repubblica Islamica.’ ”Le proteste internazionali di governi e societa’ civile sono state immediate e molte diffuse costringendo le autorita’ iraniane a rivedere il loro approccio.”

 

Ora una nuova ingiusta accusa viene aggiunta, tre mesi dopo che le investigazioni erano state presumibilmente concluse. L’accusa e’ quella di essere spargitori di corruzione che fu gia’ usata contro i Baha’i che furono giustiziati negli anni successivi alla rivoluzione islamica.Che ora si ritorni a questi metodi per questo caso, e’ un ulteriore dimostrazione che le autorita’ non hanno nessun elemento per le accuse contro queste sette persone a parte una volgare persecuzione religiosa. Questi atti contro la leadership Baha’i riflette il forte aumento della persecuzione contro l’intera comunita’ Baha’i forte di 300,000 membri.

 

L’anniversario del loro arresto offre un’importante caposaldo e noi chiediamo alla comunita’ internazionale di ribadire ancora una volta nel modo piu’ perentorio la richiesta di rilascio immediato o di una processo aperto e con gli standard internazionali di giustizia.

 

La Signora Dugal ha fatto anche presente che il Presidente dell’Iran Mahmoud Admadnejad ha frequentemente enfatizzato l’importanza di “giustizia e dignita’ umana” e “la costruzione di un sistema giusto mondiale”, come quando indirizzo’ lo scorso mese a Ginevra la Durban Review Conference delle Nazioni Unite.

 

La Sig.ra Dugal ha poi precisato: “Come puo’ la leadership iraniana invocare giustizia nella sfera internazionale ed esser presa seriamente, se essa non e’ in grado di garantire giustizia ai suoi cittadini? L’Iran ignora tutti i rapporti sui diritti umani, su cui vi e’ consesso internazionale, ma non solo per i Baha’i, anche per le donne, giornalisti, ed altri che chiedono solo dignita’ e giustizia.”

 

I sette sono: Sig.ra Fariba Kamalabadi, Sig. Jamaloddin Khanjani, Sig. Afif Naeimi, Sig. Saeid Rezaie, Sig.ra Mahvash Sabet, Sig. Behoruz Tavakkoli e Sig. Vahid Tizfahm. Tutti eccetto uno furono arrestati il 14 Maggio 2008 nelle loro case di Teheran. Il Sig. Sabet fu arrestato il 5 Marzo 2008 mentre era a Mashhad.  

 

© 2009 Baha’i International Community

 

 

 

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