Appello urgente di Amnesty International per i bahá’í detenuti nelle prigioni iraniane
Dall’Iran Press Watch
 
 I sette membri della minoranza religiosa bahá’í in Iran subiranno un processo l’11 di questo mese. Se condannati, rischiano la pena di morte. Nello scorso maggio, le autorità hanno informato le famiglie dei detenuti che i loro cari dovevano affrontare una nuova accusa, quella secondo cui venivano definiti «portatori di corruzione sulla terra», accusa che comporta automaticamente la pena di morte. Essi compariranno l’11 di luglio innanzi alla Sezione 28 della Corte rivoluzionaria di Teheran, che li accuserà probabilmente di «portare corruzione sulla terra», di «fare spionaggio in favore di Israele», di «aver oltraggiato la santità della religione» e di «aver svolto propaganda contro il sistema». Dal momento dell’arresto fino ad ora non è stato concesso agli avvocati difensori di visitare i detenuti, anche se le famiglie hanno potuto farlo.
 
Minaccia di genocidio per i bahá’í dell’Iran

Il «Sentinel Project» ha diffuso un rapporto che mette in luce il rischio di genocidio per i bahá’í dell’Iran. Il  documento, intitolato «Valutazione preliminare: la minaccia di genocidio per i bahá’í dell’Iran», riferisce le precondizioni del genocidio in Iran e i potenziali esecutori. I vari livelli di un procedimento di genocidio è valutato secondo il notissimo «Otto stadi di modello di genocidio» sviluppato da Gregory Stanton. Il livello di minaccia è nel nostro caso qui molto alto e il rapporto in questione è foriero di cattive notizie; tuttavia, comprendere la minaccia è il primo passo per ridurla e prevenire il genocidio in Iran. «La situazione ha reso i bahá’í in Iran una minoranza estremamente vulnerabile, minacciata e “disumanizzata”. Il governo iraniano sembra propenso a distruggere la stessa religione bahá’í e a costringere i suoi seguaci a convertirsi all’Islam, ma è anche altamente probabile che, se si verificano certe circostanze, esso si indirizzi verso mezzi più violenti e cerchi di sterminare fisicamente l’intera popolazione bahá’í». 
 
Minacce contro gli studenti e le facoltà del BIHE

 Di recente, il Bahá’í Institute for High Education (BIHE, www.bihe.org) ha ricevuto un messaggio e-mail indirizzato a professori e studenti del medesimo Istituto, a firma di un gruppo autodefinitosi come i Soldati nascosti dell’Imam Zaman, che appare essere un movimento segreto organizzato per attaccare e perseguitare i bahá’í dell’Iran. Ecco il testo del documento:
«La pace [sic!] sia con voi che siete seguaci della ribelle setta bahá’í e affiliati con l’illegale e immorale Università BIHE. Seguendo gli insegnamenti dell’Islam maomettano, i Soldati nascosti dell’Imam Zaman [Il Signore dell’era] sono venuti a conoscenza delle attività illegali e immorali di questa cosiddetta università, la quale è in diretto contatto con alcuni governi stranieri, compresi il regime sionista e la Gran Bretagna. Se gli studenti, i professori e i funzionari di questa cosiddetta università vogliono preservare la loro incolumità, devono troncare ogni rapporto con tale università. Altrimenti, le possibili conseguenze ricadranno su di voi, e dovrete attendervi l’impiccagione per voi, affiliati a questa università, e per i vostri cari amici attualmente imprigionati.
Pace e benedizione sugli spiriti dei martiri della Rivoluzione Islamica.
 
I Soldati nascosti dell’Imam Zaman. 
 
Cherie Blair difende i diritti die bahá’í in Iran
 
9 luglio 2009
 
 Cherie Blair QC, una delle più eminenti esperte di diritti umani nel Regno Unito e moglie dell’ex primo ministro Tony Blair, chiede all’Iran di dare giustizia e un equo processo ai sette dirigenti della Fede bahá’í trattenuti in prigione da oltre un anno senza alcuna accusa formale e senza poter adire ai propri legali.
In un articolo pubblicato nell’edizione di giovedì di The Times, la signora Blair scrive che, sulla scia della discussa elezione del presidente dell’Iran, si corre il rischio di ignorare la costante minaccia che incombe sulla massima minoranza religiosa non musulmana del paese. «Il loro futuro è molto incerto e pericoloso», scrive la signora Blair.
L’articolo della signora Blair elogia l’avvocato iraniano, premio Nobel per la pace, Shirin Ebadi, che ha detto che avrebbe difeso i prigionieri bahá’í. In seguito a questa dichiarazione, gli uffici della signora Ebadi sono stati «perquisiti e chiusi, folle infuriate si sono presentate alla sua casa e la signora Ebadi e la sua famiglia sono state ripetutamente minacciate», scrive la signora Blair.
«Shirin Ebadi è una donna coraggiosa e un brillante avvocato, ma non possiamo lasciarle portare questo peso da sola», dice la signora Blair.
L’intero articolo in inglese si può leggere seguendo il link:
http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/columnists/guestˍcontributors/article6669920.ece 
 
In difesa dei bahá’í in Iran hanno recentemente parlato anche la Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale (USCIRF), rispondendo a una lettera della signora Roxana Saberi, , l’onorevole Frank Wolf, deputato per la Virginia e il Ministro degli esteri norvegese, signor Jonas Gahr Stoere.
 
9 luglio 2009
 
La Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale (USCIRF), rispondendo a una lettera della signora Roxana Saberi, la giornalista irano-americana che ha trascorso quasi quattro mesi in carcere in Iran, ha chiesto la liberazione dei sette bahá’í iraniani prigionieri di coscienza che dovrebbero essere processati sabato prossimo e potrebbero essere condannati a morte, notando che questa particolare azione è solo una manifestazione di un modello di comportamento della repressione appoggiata dal sistema teocratico che caratterizza l’attuale crisi elettorale iraniana. 
 
 
Il 9 luglio 2009, il deputato repubblicano Frank Wolf della Virginia ha raccomandato all’amministrazione Obama «di prevedere come parte integrale del dialogo con l’Iran la difesa dei diritti umani e della libertà religiosa, inclusi quelli dei bahá’í perseguitati».Il 9 luglio 2009, il deputato repubblicano Frank Wolf della Virginia ha raccomandato all’amministrazione Obama «di prevedere come parte integrale del dialogo con l’Iran la difesa dei diritti umani e della libertà religiosa, inclusi quelli dei bahá’í perseguitati».
 
 
 
9 luglio 2009
 
Martedì scorso il Ministro degli Esteri norvegese ha convocato l’incaricato d’affari iraniano ad Oslo, Mohsen Bavafa, per esprimere la sua preoccupazione per la situazione dei diritti umani in Iran.
Il Ministro degli Esteri Jonas Gahr Stoere ha anche invitato l’Iran a liberare i contestatori arrestati dopo la discussa elezione presidenziale del 12 giugno.
«Le autorità iraniane non rispettano i fondamentali diritti umani», ha detto Stoere.
Stoere ha anche espresso la sua preoccupazione per la situazione della comunità bahá’í in Iran, in particolare l’imminente processo dei sette dirigenti bahá’í a Teheran. «Raccomando alle autorità iraniane di rispettare le convinzioni religiose di tutte le minoranze in Iran», ha detto.