| Il viaggio per Adrianopoli |
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«Essi ci espulsero... con un'umiliazione alla quale nessuna umiliazione sulla terra può paragonarsi… Né la Mia famiglia, né coloro che Mi accompagnavano avevano gli indumenti necessari per proteggersi dal freddo in quel clima glaciale». E ancora: «Gli occhi dei Nostri nemici piansero per Noi e, oltre a loro, quelli di ogni persona di discernimento».
Il viaggio causò a Bahá’u’lláh e al Suo seguito molte sofferenze. Il figlio di Bahá’u’lláh, ‘Abdu’l-Bahá, a quell’epoca diciannovenne, soffrì per tutta la vita di dolori ai piedi causati dal congelamento patito durante quel viaggio.
Foto 1 di 9: Il ponte di Büyükçekmece, Turchia, che Bahá’u’lláh e il Suo seguito attraversarono nel dicembre 1863 mentre da Costantinopoli andavano ad Adrianopoli. ![]() Giunti ad Adrianopoli, gli esuli scoprirono che gli alloggi assegnati loro erano inadeguati per ripararli dal freddo intenso.
Bahá’u’lláh chiamò Adrianopoli «la prigione più remota». Fu il punto più lontano dall’Iran in cui visse, oltre 2800 chilometri dalla città dove era nato. Foto 2 di 9: Adrianopoli (Edirne). Panorama. ![]() Malgrado le difficili condizioni in cui Bahá’u’lláh e il Suo seguito si trovarono ad Adrianopoli, i Suoi insegnamenti continuarono a diffondersi.
Un fiume di scritti sempre più abbondante uscì dalla Sua penna e i Suoi seguaci li diffusero fino all’Egitto e all’India. In questo periodo numerosi segretari, pur lavorando giorno e notte, non riuscirono a trascrivere tutto quello che Bahá’u’lláh dettò. Foto 3 di 9: Adrianopoli. La moschea di Sultán Salím. ![]() Poco dopo l’arrivo degli esuli ad Adrianopoli, molti abitanti della città furono profondamente attratti da Bahá’u’lláh. Il governatore, alti ufficiali e pensatori cercarono la Sua compagnia e mostrarono una profonda reverenza. Quando Bahá’u’lláh camminava per le strade, la gente si alzava in piedi e Lo riveriva.
Foto 4 di 9: Adrianopoli. La casa di Ridá Big, residenza di Bahá’u’lláh per un anno, come è oggi. Sullo sfondo, la moschea di Sultán Salím. ![]() Uno degli episodi più tragici del soggiorno di Bahá’u’lláh ad Adrianopoli si verificò a causa del comportamento del fratellastro di Bahá’u’lláh, Mírzá Yahyá. Bahá’u’lláh era sempre più rispettato dai rappresentanti della città e dai bábí. Mírzá Yahyá ne era così geloso che Lo fece avvelenare da un sicario. Bahá’u’lláh Si ammalò gravemente e Si ristabilì solo dopo molti mesi. Da quel momento la Sua calligrafia rimase tremolante, per i postumi dell’avvelenamento.
Foto 5 di 9: Adrianopoli. La casa di Ridá Big, residenza di Bahá’u’lláh, in una foto recente. ![]() In Adrianopoli Bahá’u’lláh scrisse una delle Sue opere più conosciute: la Tavola di Ahmad. La Tavola era indirizzata a uno dei Suoi più ardenti seguaci, vittima di numerose persecuzioni per aver accettato il messaggio del Báb e di Bahá’u’lláh.
Foto 6 di 9: Adrianopoli. Interno della residenza di Bahá’u’lláh. ![]() A partire dal 1867, prima da Adrianopoli e poi da ‘Akká, Bahá’u’lláh scrisse a re e governanti del mondo, come l’imperatore Napoleone III, la regina Vittoria, il kaiser Guglielmo I, lo zar Alessandro II, l’imperatore Francesco Giuseppe, papa Pio IX, il sultano ‘Abdu’l-Azíz e lo scià di Persia Násiri’d-Dín.
In queste lettere Bahá’u’lláh dichiarò apertamente il suo rango di Messaggero di Dio. Sollecitò i governanti a essere giusti e a disarmarsi e li esortò a unirsi in una confederazione di nazioni, ammonendoli sulle gravi conseguenze che si sarebbero avute se non fossero riusciti a realizzare la pace. Foto 7 di 9: Moschea di Sultán Salím. Interno. ![]() Nel 1868 il Sultano esiliò nuovamente Bahá’u’lláh, ordinandoGli di recarSi nella colonia penale ottomana di ‘Akká (San Giovanni d’Acri). Il luogo era così remoto che molti pensarono che esiliandolo così lontano la Sua religione si sarebbe sicuramente spenta.
La casa di Bahá’u’lláh ad Adrianopoli fu circondata dalle guardie e tutti i Suoi familiari e i Suoi compagni furono interrogati. Li informarono che alcuni di loro sarebbero stati deportati ad ‘Akká, mentre altri – incluso Mírzá Yahyá – a Cipro. Alcuni consoli di potenze straniere, che erano rimasti colpiti da Bahá’u’lláh e dal carattere puro del figlio ‘Abdu’l-Bahá, si offrirono di intervenire; «propositi per i quali espresse apprezzamento, ma che rifiutò fermamente». Foto 8 di 9: Moschea di Sul?án Salím. Interno ![]() Nell’agosto del 1868, mentre si recavano ad ‘Akká, Bahá’u’lláh e altri 70 esuli trascorsero tre notti a Gallipoli. Solo Lui e la Sua famiglia ricevettero l’ordine di rimanere nella prigione della città, ma altri li seguirono di loro spontanea volontà. Bahá’u’lláh avvertì i Suoi compagni che li attendevano tribolazioni più gravi e che, se desideravano proteggersi, dovevano partire immediatamente per altre destinazioni. Gli esuli decisero di non ascoltare l’avvertimento.
Foto 9 di 9: Gallipoli, Turchia, oggi.
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